Angelo De Lorenzo

WordPress & Web Solutions

SEO, Data and Accessibility

Creative Technology

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Agentic Work Systems: progettare il sistema intorno al Coding Agent

Un Coding Agent usa l’intelligenza artificiale per leggere file, modificare codice e usare strumenti. Ma la qualità del risultato dipende da ciò che trova intorno a sé: contesto, conoscenza, regole, ambiente, stato e verifiche.

È questo il perimetro degli Agentic Work Systems che progetto: ambienti locali strutturati per integrare l’AI nei processi di lavoro, in cui l’agente può capire dove si trova, che cosa deve fare, quali fonti sono autorevoli, quali strumenti può usare e come dimostrare che il lavoro è stato completato correttamente.

Il prompt non è il sistema

Un prompt può descrivere un task. Non conserva necessariamente le decisioni del progetto, non distingue la conoscenza stabile dallo stato corrente, non prepara un ambiente eseguibile e non verifica ciò che l’agente ha cambiato.

Per integrare davvero un Coding Agent in un processo servono più livelli:

  • istruzioni e confini leggibili;
  • knowledge base e retrieval mirato;
  • strumenti, CLI, MCP o dashboard;
  • stato operativo e decision log;
  • workflow con input, gate e output;
  • test, validazione e revisione umana.

Quando questi elementi lavorano insieme, l’AI smette di essere una richiesta isolata e diventa parte di un sistema di lavoro.

Che cosa progetto

Chiamo Agentic Work System l’insieme coordinato di workspace, conoscenza, strumenti, stato, workflow e verifiche costruito intorno a un dominio.

Il singolo repository può essere un Agentic Workspace. Quando il sistema è specializzato nello sviluppo, nel test e nella release, può diventare un Agentic Development Environment.

Il mio lavoro riguarda la progettazione di questi livelli e delle loro relazioni: non soltanto come far generare un output, ma come rendere il processo ripetibile, leggibile e controllabile.

Un’architettura a sette livelli

  1. Instructions — ruolo, obiettivo, vincoli e gerarchie delle fonti.
  2. Context — i documenti necessari al task, caricati senza riversare tutto.
  3. Knowledge — memoria stabile, decisioni e criteri verificabili.
  4. Tools — script, CLI, MCP, API, dashboard e ambienti eseguibili.
  5. State — ciò che cambia: task, run, stato corrente e output.
  6. Workflow — sequenze, gate, escalation e criteri di completamento.
  7. Verification — test, lint, QA, preflight e approvazione umana.
I sette livelli collegati di un Agentic Work System: Instructions, Context, Knowledge, Tools, State, Workflow e Verification, con supervisione umana.
I sette livelli formano un ciclo controllato intorno al Coding Agent; responsabilità e approvazione umana restano fuori dall’automazione.

La forma concreta cambia da progetto a progetto. La responsabilità resta la stessa: dare all’agente abbastanza autonomia per essere utile e abbastanza struttura per non diventare imprevedibile.

Dove l’ho applicato

Ho applicato questo approccio a sistemi locali nati per esigenze diverse: sviluppo, gestione della conoscenza, marketing operations tecniche, organizzazione di progetto e workflow editoriali.

Il caso pubblico principale è WP OneShot, un ambiente specializzato per progetti WordPress assistiti da Coding Agents. Riunisce stack locali isolati, brief, istruzioni, strumenti, dashboard e quality gate per accompagnare il lavoro dalla preparazione alla verifica.

Accanto a WP OneShot ho realizzato altri sistemi che uso per potenziare il mio lavoro. Cambia il dominio, ma resta lo stesso metodo: contesto leggibile, fonti autorevoli, strumenti adatti, workflow espliciti e risultati verificabili.

Progettato per diversi Coding Agents

Questi sistemi usano soprattutto file locali, Markdown, JSON, istruzioni di repository, script e protocolli aperti. Questa base file-based rende l’architettura utilizzabile da diversi Coding Agents capaci di accedere al workspace, leggere e modificare file, usare gli strumenti previsti e seguire le istruzioni del repository.

Nel mio lavoro quotidiano li uso soprattutto con Codex e Claude Code. Il sistema resta centrato sulle capacità operative dell’agente, non sul marchio del modello.

Perché è coerente con il mio lavoro

Il filo non è cambiato. Da anni costruisco sistemi digitali in cui contenuti, dati, interfacce, regole e persone devono lavorare insieme: WordPress avanzato, backend editoriali, workflow operativi, accessibilità, tracking e strumenti custom.

Gli Agentic Work Systems estendono lo stesso metodo a un nuovo tipo di collaboratore operativo. Anche un Coding Agent ha bisogno di una struttura comprensibile, di fonti affidabili e di controlli proporzionati al rischio.

Domande frequenti

Che cos’è un Agentic Work System?

È un ambiente coordinato di workspace, conoscenza, strumenti, stato, workflow e verifiche progettato perché un Coding Agent possa contribuire a un processo reale con contesto e controlli espliciti.

Che rapporto c’è con un Agent Harness?

Un Agentic Work System può includere, configurare o estendere funzioni di harness: accesso al workspace, strumenti, contesto, stato, policy e verifiche. Nei miei sistemi questo livello si integra con il loop operativo fornito dal Coding Agent.

Quali Coding Agents possono usarlo?

I Coding Agents capaci di accedere al workspace, leggere e modificare file, usare strumenti e seguire le istruzioni del repository. L’architettura è file-based e non ruota intorno a un singolo modello; nel mio lavoro la uso soprattutto con Codex e Claude Code.

È solo per lo sviluppo software?

No. Lo stesso pattern può sostenere knowledge management, operations, ricerca, publishing e altri workflow strutturati. Gli Agentic Development Environments sono il sottoinsieme specifico per sviluppo, test e release.

L’agente lavora in autonomia?

Solo entro confini definiti. I sistemi includono gate, validazione ed escalation. La responsabilità e l’approvazione delle azioni rilevanti restano umane.

Parliamo del sistema

Stai cercando di integrare Coding Agents in un processo di sviluppo o in un workflow operativo senza perdere contesto e controllo?

Possiamo partire dall’architettura esistente: fonti, strumenti, stato, gate e punti in cui l’intervento umano resta necessario.

Parliamo del sistema